Carlo Sgorlon
 
…Sono dannati usciti da chissà dove, vaganti per il mondo, mescolati ai vivi nell'ora dei fantasmi e delle visioni. Di che cosa sono messaggeri? Di paura? Di stravolte deformazioni morali che si annidano negli uomini sempre meno segretamente. Forse dell'una e dell'altra insieme, sinistramente mescolate. Paura, deformazione morale ed epifania del negativo rompono sempre più spesso la crosta delle convenzioni e delle civiltà, per dilagare tra di noi. Può trattarsi della paura stessa dell'artista, del suo tentativo di esorcizzarla strappandosi di dosso i filamenti tra i quali si dibatte fin dall'infanzia. Fin da quando vide, a pochissimi anni, il nonno trucidato da sbandati dell'esercito tedesco, in fuga sulle strade del Nord. Può trattarsi di paura nei confronti delle forze cosmiche e irrazionali alle cui esplosioni piccole o grandi continuamente assistiamo. Paura, spesso aggressiva per eccesso di difesa, potrebbero essere le mani di queste figure. Mani rapaci, grifagne, di cui sono evidenti i tendini, le articolazioni, i sottili fasci muscolari scarnificati, percorsi da irresistibili impulsi nervosi. Mani di figure tramutate in sasso dalla vista di misteriose meduse. Mani studiate nelle loro funzioni e nelle loro strutture anatomiche al punto da ricordare certi disegni di Leonardo. Par di cogliere in Bianzan un ricordo delle meraviglie anatomiche che i grandi pittori del Rinascimento, da Tura al Mantegna, da Leonardo a Michelangelo, andavano esplorando nei dinamismi del corpo umano. Il negativo dell'uomo non risuona in eterno. Si fanno avanti gruppi di figure melanconiche, unite da atteggiamenti affettuosi.
Sono gruppi familiari, maternità, donne e uomini definiti nella loro corporeità possente, ma anche fragile, perché percorsa da malin
conia e dolcezze struggenti. Pare di scorgere vaghi ricordi dei disegni dell'amato Picasso, maestro di sentimenti e di segni più che di poeti che. Il mondo affettivo di Bianzan si definisce anche nei corpi, tutti disarmati, vulnerabili e come vergognosi della propria monumentalità. Questi disegni testimoniano la consapevolezza di una pietà sopravvivente, che impedisce all'artista di discendere il burrone fino all'estremo e l'induce a fermarsi dove non giungono gli urli della tragedia…È alla fine degli anni Sessanta che compaiono le sterminate folle sconvolte abitatrici dei gironi danteschi, folle che si assiepano lungo le rive dell'Acheronte, o inseguono la bandiera che non ebbero in vita nello stuolo degli ignavi, o vengono travolte dalla bufera infernale. Sciami e festoni di corpi affannati, miriade di poveri corpi in cui l'individualità si perde nell'anonimità e nella animalità acefala della massa. Da essa non possono che nascere il male, la violenza, la brutalità, la rabbia, la furia, la degradazione totale. Lo spirito è spento. Vi è soltanto una sopravvivenza organica, brutale, con il trionfo del branco e delle sue qualità più deteriori e disumane. Ma talvolta le folle si separano in piccoli gruppi. Le figure si accasciano in desolazioni bibliche, o si stringono in se stesse, in disperate solitudini, o vengono attraversate da mostri alla Bosch, improbabili uccelli che sfuggono a ogni classificazione, caricandosi di significati simbolici…
 
Carlo Sgorlon
Venezia
Nida
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