Assai spesso il cerchio è il principio ordinatore, esso serba, quasi proteggendola, la propria metaforica purezza, in un contesto di eventi che senza al sua forma limpida rischierebbero una fatale deriva, poiché senza il concetto di perfezione che egli rappresenta, senza il presagio di un'integrazione totale, ogni singolo dettaglio sarebbe esposto alla seduzione del caos. Questi frammenti di vita e di pensiero, che addensandosi emergono vivi dall'opera, sono stati collocati con mano attenta ed estremamente sicura; il loro significato esplicito va forse ricercato nel gioco individuale, puro incanto e magia; ma più in profondità essi rappresentano germi vitali da cui sviluppa la varietà infinita delle forme, e se da un lato essi si concretizzano con delicatezza, dall'altro ribadiscono con vigore il loro immanente "anelito alla forma". Si potrebbero guardare le opere di Bianzan come sogni da contorni precisi e come proposte oniriche che lo spettatore può continuare a sognare, raccontate dall'artista seguendo il ricco gioco fantastico che si manifesta attimo per attimo attraverso l'improvvisazione creativa dell'opera. Mondi estesi e nuovi itinerari si offrono a chi scopre e apprende il linguaggio onirico di Bianzan, ogni opera simboleggia l'atmosfera di uno dei quattro elementi e lo spettatore può affidarsi serenamente lasciandosi trasportare in liquidi ambienti acquatici, nel cupo ventre della terra, nel vivo incandescente fuoco o negli aerei spazi. Le singole opere di Bianzan, raffinate nella composizione, spazialmente allusive a realtà sempre più vaste, potrebbero essere guardate come dettagli di un'unica composizione che abbraccia l'intero "mondo". Nella sua varia stratificazione ogni opera potrebbe essere la tessera di un mosaico che completa un panorama travolgente in cui lo spettatore "abita", con la partecipazione di tutti i suoi sensi; egli percepisce due matrici nell'evento rappresentato nell'opera: l'una che gli richiama alla mente cose note, cose familiari, l'altra che per effetto della prima lo conduce emotivamente verso qualcosa che egli non sa e non conosce. Non conosce ancora, che cosa? Se stesso, il proprio io.
Tadeus Pfeifer
Basilea