Bianzan, ovvero dell'io e dell'universalità
 
Tadeus Pfeifer
 
Un alfabeto e un linguaggio da imparare, un processo di presa di coscienza da seguire, quasi da accompagnare, attraverso la nascita, conduce ad un'esistenza sempre più calata nella realtà del mondo.
Presa di coscienza del reale tesa per decenni alla ricerca di un arricchimento e di una difesa della propria armonia interiore che proprio in questa volontà trova la sua legittimazione. Abbiamo il mondo interiore di un'artista, Bianzan, un alfabeto e un linguaggio che ci permettono di seguire un'evoluzione di un "universo"individuale; esso contiene sofferenza e dolore, fatalità, musica e matematica, perfino un raffinato senso dell'ironia che contribuisce a ingentilirlo anche la dove lo sguardo si muove sgomento. Nelle opere più recenti, il mondo pittorico di Bianzan si coagula in una poetica inconfondibile. Le forme che vediamo ci ricordano solo vagamente il mondo vegetale e animale: il pesce, l'uccello, l'uovo, lo spermatozoo. L'evento dipinto spesso si svolge su uno sfondo di segnali grafici, in parte leggibili, ma spesso indecifrabili: una sorta di nuova vita che germina dalle profondità di un tempo remoto.
Assai spesso il cerchio è il principio ordinatore, esso serba, quasi proteggendola, la propria metaforica purezza, in un contesto di eventi che senza al sua forma limpida rischierebbero una fatale deriva, poiché senza il concetto di perfezione che egli rappresenta, senza il presagio di un'integrazione totale, ogni singolo dettaglio sarebbe esposto alla seduzione del caos. Questi frammenti di vita e di pensiero, che addensandosi emergono vivi dall'opera, sono stati collocati con mano attenta ed estremamente sicura; il loro significato esplicito va forse ricercato nel gioco individuale, puro incanto e magia; ma più in profondità essi rappresentano germi vitali da cui sviluppa la varietà infinita delle forme, e se da un lato essi si concretizzano con delicatezza, dall'altro ribadiscono con vigore il loro immanente "anelito alla forma". Si potrebbero guardare le opere di Bianzan come sogni da contorni precisi e come proposte oniriche che lo spettatore può continuare a sognare, raccontate dall'artista seguendo il ricco gioco fantastico che si manifesta attimo per attimo attraverso l'improvvisazione creativa dell'opera. Mondi estesi e nuovi itinerari si offrono a chi scopre e apprende il linguaggio onirico di Bianzan, ogni opera simboleggia l'atmosfera di uno dei quattro elementi e lo spettatore può affidarsi serenamente lasciandosi trasportare in liquidi ambienti acquatici, nel cupo ventre della terra, nel vivo incandescente fuoco o negli aerei spazi. Le singole opere di Bianzan, raffinate nella composizione, spazialmente allusive a realtà sempre più vaste, potrebbero essere guardate come dettagli di un'unica composizione che abbraccia l'intero "mondo". Nella sua varia stratificazione ogni opera potrebbe essere la tessera di un mosaico che completa un panorama travolgente in cui lo spettatore "abita", con la partecipazione di tutti i suoi sensi; egli percepisce due matrici nell'evento rappresentato nell'opera: l'una che gli richiama alla mente cose note, cose familiari, l'altra che per effetto della prima lo conduce emotivamente verso qualcosa che egli non sa e non conosce. Non conosce ancora, che cosa? Se stesso, il proprio io.
 
Tadeus Pfeifer
 
Basilea
Tadeus Pfeifer, nato nel 1949 a Friburgo, nell'ex Repubblica Federale Tedesca, vive a Basilea, in Svizzera. Scrittore e giornalista, ha pubblicato diversi volumi di poesie e romanzi (l'opera completa è curata da Literaturverlag di Karlsruhe). Critico d'arte, collabora con diversi giornali e riviste d'arte. Ha pubblicato anche saggi e monografie su artisti contemporanei.
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