Gillo Dorfles
 
Bianzan
 
Non sono molti soprattutto ai nostri giorni gli artisti che riescono ad essere autonomi, senza trarre dai grandi del passato o del presente ispirazione e stile. Bianzan appartiene appunto a questo esiguo drappello di solitari inventori tanto di una tecnica specifica, che di una figurazione originalissima. Che la tecnica costituisca spesso una premessa anche per le immagini destinate a svilupparsi sulla tela e' innegabile; e nel caso di Bianzan la maniera in cui le sue tele sono modulate, costituisce già l'esempio di una autonoma volontà realizzativa. Le tele, lavorate con sottili stratificazioni di colori acrilici e vinilici offrono un esempio di estrema vibrazione del colore e sono le necessarie matrici delle sue fantastiche figurazioni che, solo attraverso questa raffinata tecnica, raggiungono la più completa efficacia espressiva. Ma a questo punto dobbiamo affrontare il quesito dell'aspetto ideativo di questi singolari dipinti e disegni. Già nella vastissima serie di questi ultimi ad esempio quelli ispirati alla "Divina Commedia” il tratto dell'artista appare di una incisività e di una perfezione tali da permettere di dare alle scene, una sorta di aerea "credibilità". Sono scene dove la fantasiosità dell'immagine si accompagna ad una personalissima interpretazione del poema, certo molto lontana da quella dantesca! Ma carica di stimolazioni simboliche rivelatrici di una partecipazione intima all'opera stessa.
Accostandoci alle tele alcune di grandi dimensioni ma, sempre trattate con la stessa raffinata tecnicaci troviamo a confrontarci con la presenza di un vero e proprio "universo immaginifico" di incredibile complessità, attraverso il quale l'artista ha raggiunto una sorta di costante surrealtà, (che non deve essere assimilata al tradizionale surrealismo).Le opere create da Bianzan sono talvolta le "trasfigurazioni" di scene vissute dove le figure umane subiscono inconsuete metamorfosi,altre volte sconfinano nella stesura di vere e proprie invenzioni di imprevedibili esseri fantastici appartenenti ad una utopica "animalità o vegetalità ".Si vedano per non citare che alcuni dei tanti esempi "L'idolo di fuoco 1991 un panorama abissale dove una serie di pseudoanimali occhieggiano in un magma indifferenziato;oppure "Favola agreste" dove una figura dall'apparenza umana presenta parti corporee con identità animalesche. Ma ogni descrizione di queste opere suonerebbe falsa ed approssimativa, come nel caso di "Labirinti" del 2003, una tela tutta impostata sull'azzurro e, dove entità misteriose coinvolgono lo stesso tessuto del firmamento. Ecco, dunque, come l'incontro tra una peculiare tecnica pittorica e una inesauribile fantasia, permettano all'artista di creare un'opera che, come affermavo sin dall'inizio
e' senz'altro autonoma per la sua realizzazione espressiva e per la inedita iconologia: questi esseri antropomorfi, questi vegetali inesistenti, queste entità protoplasmatiche dove l'assurdo e l'Unnheimlich trionfano, sono lontani da ogni altra visione. E, infatti l'accenno a Bosch e a Breughel (già tentato da alcuni critici) e' solo in parte accettabile, perché le invenzioni di Bianzan trascendono ogni realisticità rappresentativa (sempre presente nei grandi fiamminghi).Gli esseri, immersi nel loro plasma organico, presentano una vitalità metamorfotica che non consente nessuna derivazione; non solo ma, è proprio il magma cromatico iridescente che offre a queste "creature" zoomorfe una atmosfera tra magica e paurosa che le rende sempre misteriose e inafferrabili.
 
Gillo Dorfles
 
 
Milano 28 settembre 2009
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