Ogni quadro di Bianzan è come una radiografia del nostro animo. Descrive ciò che lo sguardo non riesce a cogliere, ma che non è mera fantasia, capriccio dell'immaginazione, stravaganza. il raccordo va alla grande stagione dei "pittori del visionario", soprattutto agli inglesi del primo Ottocento, come Füssli e Blake; incontrando poi un sensitivo come Odilon Redon subendo la suggestione dei Surrealisti, per poi giungere a Klee e a Mirò… Ma non basta.E' la scienza il volano principale: la scienza biologica e quella chimica, che indicano, attraverso i microscopi elettronici, i gangli più riposti della vita dei microrganismi. Qui, sui vetrini dei reperti istologici, scienza e pittura si sfiorano. La vita origainaria, i corpuscoli che vibrano nello spazio, i cromosomi che custodiscono le regole del Grande Mistero: un momento di rivelazione per noi, un tuffo nel cuore del mondo. Bianzan è là: coglie, come in un'istantanea segreta, i segni primari della vita. Da questa angolazione va vista la pittura di Bianzan. L'aspetto estetico ne è, certo, componente importante: basti osservare con quale finezza viene reso l'affiorare delle forme primarie nei labirinti oscuri della memoria genetica. Il segno si fa veicolo dell'immaginario; il colore si scioglie in marezzature delicatissime; e un'atmosfera arcana scivola tra coaguli esaltati dalle forme amebiche. Ma non è soltanto qui il fascino della pittura. Essa solleva, con estremo pudore, i lembi di una pelle che avvolge la nostra sensoriale asperienza; e scava dentro, con il bisturi di un chirurgo, alla ricerca dei nessi primari, dei nodi in cui si avviluppano i sogni, degli archetipi meravigliosi del nostro
inconscio.
Ecco che il caso, in cui sembrava tuffarsi il viaggio verso l'ignoto, cede il posto ad un ordine diverso: l'ordine che intuiva Luca Pacioli nel Quattrocento, quando cercava di riannodare i fili della matematica e dell'arte in nome di un ideale neoplatonico. Non l'ordine classico: ma l'ordine biologico del mondo. Ciò che non era riducibile a teorema, è improvvisamente fissato dalle immagini della pittura, che procede per via intuitiva. E' qui che si riconosce la bellezza verità della pittura di Bianzan. Essa pare uscire dai parametri della nostra razionalità, immergendosi nelle labili correnti del tempo…Istinto ed intelletto, senso e ragione, natura e struttura si fondono: gli estremi si toccano, combaciano. Bianzan riesce a comporre i suoi paesaggi dello spirito accostando i frammenti di una memoria ricca di suggestioni culturali. Ma il suo terreno magmatico è sempre pronto ad accogliere l'impronta di chi vi si riflette. Qui sta la seduzione: polivalenza ed estrema ricettività dell'immagine. Ciò che ci offre l'artista non resta materia inerte ma viene recepito in forme diverse dallo spettatore. Niente è fermo: tutto si muove, come in uno spazio fluido, magmatico. Così di fronte a queste immagini che ci catturano non siamo capaci di districarci dal sortilegio. L'artista ci ha coinvolti nel suo stesso viaggio e la sua avventura diventa così la nostra avventura.
 
Venezia
Paolo Rizzi
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