Ogni quadro di Bianzan è come una radiografia del nostro animo. Descrive ciò che lo sguardo non riesce a cogliere, ma che non è mera fantasia, capriccio dell'immaginazione, stravaganza. il raccordo va alla grande stagione dei "pittori del visionario", soprattutto agli inglesi del primo Ottocento, come Füssli e Blake; incontrando poi un sensitivo come Odilon Redon subendo la suggestione dei Surrealisti, per poi giungere a Klee e a Mirò… Ma non basta.E' la scienza il volano principale: la scienza biologica e quella chimica, che indicano, attraverso i microscopi elettronici, i gangli più riposti della vita dei microrganismi. Qui, sui vetrini dei reperti istologici, scienza e pittura si sfiorano. La vita origainaria, i corpuscoli che vibrano nello spazio, i cromosomi che custodiscono le regole del Grande Mistero: un momento di rivelazione per noi, un tuffo nel cuore del mondo. Bianzan è là: coglie, come in un'istantanea segreta, i segni primari della vita. Da questa angolazione va vista la pittura di Bianzan. L'aspetto estetico ne è, certo, componente importante: basti osservare con quale finezza viene reso l'affiorare delle forme primarie nei labirinti oscuri della memoria genetica. Il segno si fa veicolo dell'immaginario; il colore si scioglie in marezzature delicatissime; e un'atmosfera arcana scivola tra coaguli esaltati dalle forme amebiche. Ma non è soltanto qui il fascino della pittura. Essa solleva, con estremo pudore, i lembi di una pelle che avvolge la nostra sensoriale asperienza; e scava dentro, con il bisturi di un chirurgo, alla ricerca dei nessi primari, dei nodi in cui si avviluppano i sogni, degli archetipi meravigliosi del nostro
inconscio.