Bianzan: la scrittura del pensiero
Pierre Restany
L'opera di Bianzan non può essere affrontata secondo i tradizionali criteri di giudizio estetico: ciò costituirebbe il più definitivo dei nonsensi. L'artista ci mette in guardia contro interpretazioni troppo superficiali o argomentazioni di comodo. Quest'opera attinge la sua ispirazione alle più profonde radici della memoria e dell'ambiente: la famiglia, il luogo e la al ritmo di un paradosso permanente; si nutre della stessa sostanza di cui è fatta la realtà che rifiuta. La sublimazione per Bianzan è fenomeno tangibile, centrato sull'immediata coscienza dell'essere. L'artista ci racconta quanto i membri della sua famiglia e i luoghi abbiano contribuito a creare il fantastico quotidiano della sua infanzia: il bisnonno archeologo e storico della Carnia e il cugino di lui geologo ed esploratore in Africa…La terra friulana, posta a confine tra il mondo slavo , germanico e latino, terra di passaggi, di invasioni, di esodi e di possenti fenomeni naturali. I terremoti completano i vandalismi delle orde degli invasori. A qualsiasi prezzo bisogna trascendere questa violenza e, negli anni Cinquanta-Sessanta, la giovane Bianzan troverà nelle incessanti letture una base di pace spirituale.
Saranno inizialmente Dante, Firenze e il Rascimento, poi l'America di Edgar Poe ma anche di Faulkner e Kerouac, il fascino della letteratura russa e l'emergenza digitale , Klee, Kandisky, a trasportare Bianzan nel caleidoscopio di un mondo incantato. Più tardi scoprirà Dino Buzzati e lo spaziotempo specifico del deserto dei tartari. Io la immagino immersa nell'attesa sorda e tacita, al limite della aberrazione, che è quell'angoscia quotidiana dell'esistere che Samuel Beckett ha portato al parossismo. Poi i viaggi si susseguono ai viaggi, ma la giovane artista, nel tentativo di capire i legami che uniscono l'essere al cosmo e alla natura, fissa il centro delle sue peregrinazioni nella terra natale. Terra di foreste e di montagne, questa che si prolunga verso l'Austria e la Jugoslavia, verso Vienna e Monaco. Per il suo spirito avido la natura delle cose si mescola intimamente alla natura degli uomini, la fauna e la flora ai versi di Goethe e di Rilke.